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Ho aspettato alcuni giorni prima di fare questo post: non mi raccapezzavo, cercavo di capire se l’unico pazzo ero io.

Un imprenditore licenzia il 25% della sua forza lavoro annunciandolo via mail ai dipendenti e tutto il mondo lo incensa come un eroe che è in grado di “licenziare con stile”, di fare un’operazione fantastica in cui le persone licenziate magari lo ringrazieranno anche.

Il mega direttore galattico di Fracchia e Fantozzi si sarebbe prostrato davanti a questa sublime operazione chirurgica.

Più leggevo gli articoli e i commenti sui vari social e più mi convincevo che probabilmente sono io quello non normale.

Ma è possibile che solo io veda questa cosa come una grande operazione di manipolazione che nulla ha a che fare con il fare impresa in modo etico e nel rispetto delle persone?

Probabilmente sono il pazzo, nessuno, tra quelli che ho letto, ha eccepito sulla questione. Per cui oggi, eccepisco io, anche se questo probabilmente mi porterà insulti e grandi disaccordi, pazienza.

Partiamo dalla fine per arrivare all’inizio:

La fine è la mail che Brian Chesky ha inviato in questi giorni ai dipendenti del gruppo per annunciare un piano di esuberi di 1900 dipendenti su 7500, la lettera integrale la puoi leggere cliccando qui

Questa lettera, per come è stata scritta, per le parole usate, per gli incentivi bonus offerti ai martiri che verranno sacrificati per il bene collettivo è stata oggetto di beatificazione del CEO da parte dei media.

Questa lettera, dal mio punto di vista, è una mera operazione di marketing per motivare e coinvolgere maggiormente quelli che rimarranno e per iniziare a mettere avanti le mani sulle cause che l’azienda potrà subire quando la decisione sarà resa operativa soprattutto nelle consociate estere, dove le situazioni contrattuali e di trattamento non sono esattamente le stesse degli U.S.A.

Le mie considerazioni da persona arrabbiata:

Il 9 di aprile, quindi a poche settimane dall’inizio del lock down in Italia, con gli U.S.A. ancora aperti su “Il sole 24 ore” e tanti altri media, esce questo un articolo in cui si annuncia che Airbnb reagisce al tracollo e lancia le esperienze on line, puoi leggerlo cliccando qui

Direi un’ottima iniziativa perché in questa situazione ognuno di noi si deve re inventare e quindi a maggior ragione chi opera nel settore del turismo, per cui, scelta saggia. Tra l’altro in questo articolo si parla di alcune agevolazioni che l’azienda avrà a favore degli host e del personale medico impegnato nella lotta al covi-19. Lodevole, davvero, scelta encomiabile.

Verso metà aprile Airbnb annuncia di aver chiesto un prestito da due miliardi di dollari per fronteggiare la crisi, puoi leggere la notizia cliccando qui. In quest’occasione il buon Brian dichiara: “Tutte le azioni che abbiamo intrapreso nelle ultime settimane assicurano che Airbnb emergerà dalla tempesta della pandemia ancora più forte, indipendentemente da quanto durerà la tempesta”. Anche qui, nulla da eccepire, un’impresa deve riuscire a far fronte ai problemi e un prestito di questo genere, anche se ottenuto a un tasso d’interesse del 7,5%, un pò alto, certamente aiuterà a traghettare azienda e persone che la compongono fuori dalla tempesta.

Successivamente a questi fatti, ai primi di maggio, arriva la notizia del licenziamento del 25% della forza lavoro, qui ci sono alcuni estratti della lettera che puoi leggere integralmente cliccando sul link all’inizio del post: “Dei nostri 7.500 dipendenti Airbnb, quasi 1.900 compagni di squadra dovranno lasciare Airbnb, il che comprende circa il 25% della nostra azienda. Dal momento che non possiamo permetterci di fare tutto quello che facevamo una volta, questi tagli dovevano essere collocati su un business più mirato”

La chicca per cui si prevede la santificazione del CEO, cito: “In primo luogo, sono grato per tutti qui a Airbnb. Nel corso di questa esperienza straziante, sono stato ispirato da tutti voi. Anche nelle peggiori circostanze, ho visto il meglio di noi. Il mondo ha bisogno di connessione umana ora più che mai, e so che Airbnb sarà all’altezza dell’occasione. Io ci credo perché credo in voi. Secondo, ho un profondo sentimento d’amore per tutti voi. La nostra missione non riguarda solo i viaggi. Quando abbiamo iniziato Airbnb, il nostro slogan originale era “Viaggio come un essere umano”. La parte umana era sempre più importante della parte di viaggio. Il fulcro di Aribnb è l’appartenenza, e al centro dell’appartenenza c’è l’amore. A quelli di voi che restano, uno dei modi più importanti in cui possiamo onorare coloro che se ne vanno è sapere che il loro contributo è stato importante e che saranno sempre parte della storia di Airbnb. Sono certo che il loro lavoro vivrà, proprio come questa missione vivrà. A coloro che lasciano Airbnb, sono davvero dispiaciuto. Sappiate che non è colpa vostra. Il mondo non smetterà mai di cercare le qualità e i talenti che avete portato ad Airbnb… che hanno contribuito a creare Airbnb. Voglio ringraziarvi, dal profondo del mio cuore, per averli condivisi con noi. Brian”.

Queste parole mielose a me suonano false come una moneta da 6 euro e ipocrite, l’essenza dell’ipocrisia, come leggerai più avanti.

Ma perché ti scaldi?

In fondo è dispiaciuto, paga dei bonus, prevede dei piani di formazione, il club degli alumni e tante altre agevolazioni, Mauro perché ti rodi in questo modo, lui è un grande imprenditore, chi sei per giudicarlo?

Sono un piccolo imprenditore, microscopico, che però fa questo ragionamento:

  • Sei in crisi è vero, ma come te, è in crisi tutto il mondo, siamo tutti in crisi, ma se tutti facessimo così come hai fatto tu, ci sarebbero le guerre civili mondiali.
  • Hai deciso di lasciare a casa il 25% della tua forza lavoro senza provare nemmeno a ricollocarla, perché non raccontarmi palle, puoi anche essere la persona più veloce del mondo ma, in questo caso, sospetto che tu abbia fatto un’accurata analisi di ‘sta cippa sulle singole persone. Questa scelta, ineccepibile dal punto di vista finanziario, tutela i fondi d’investimento che ti hanno dato i soldi, ma significa due cose, dal mio punto di vista: che, appunto, sei un finanziere e non un imprenditore, e/o le persone che lasci a casa hanno bassa professionalità perché nessun’azienda al mondo licenzia il 25% delle persone in gamba, il 25% dei suoi asset, nessuna, soprattutto con questa velocità.
  • Sei un’azienda che fino a ieri ha fatto altissimi profitti con costi relativamente bassi, surfando nelle pieghe fiscali dei paesi in cui operi e eludendo parecchio il fisco, facendo concorrenza sleale. Certo hai grandi investitori alle spalle: fondi di investimento a cui delle persone non frega nulla e stavi per sbarcare in borsa con una delle Ipo da 31 miliardi di dollari, tra le più allettanti del 2020, che però presentava parecchi interrogativi, leggi l’articolo cliccando qui per approfondire questo tema. Hai dichiarato di avere utili importanti nel 2017 e 2018 e nel secondo trimestre 2019 hai avuto ricavi per oltre 1 miliardo di dollari. Com’è possibile fare saltare il banco al 25% dei tuoi dipendenti dopo soli 30 giorni in cui, è vero che il mondo è cambiato, è vero che il turismo è bloccato, per ora, ma è altrettanto vero che riprenderà, su questo non ci sono dubbi e tu sei un intermediario: un sito web che fa incontrare domanda e offerta e non hai costi strutturali. Non hai i costi da gestire come hanno gli hotel a cui fai concorrenza. Non hai dipendenti che puliscono le stanze e accolgono gli ospiti, quelle sono incombenze che hanno gli host che ti pagano ricche provvigioni per affittare la loro cucina o sottotetto o villa.
  • Conosco molto bene, personalmente, questo tipo di business perché io sono stato socio in alcune strutture turistiche e so perfettamente i costi che hanno e cosa significa una stagione morta in cui i clienti non arrivano. Tu, caro Brian questi costi non li hai, solo gli host a cui non devi niente li hanno. Per questo ti sei potuto permettere di fare il fenomeno lasciando loro una mancetta.

Per questo mi scaldo: un imprenditore deve rendere al territorio parte di quello che ha dato, non scappare al primo vento di tempesta, soprattutto se fino a oggi ha guadagnato l’iradiddddddddddddio dove ha operato. Sarò antico, ma io la penso così.

Facciamo un gioco:

Hai preso 2 miliardi di dollari. Ipotizziamo che i tuoi dipendenti ti costino mediamente 5.000 dollari al mese contributi compresi nei paesi dove sono previsti. Sono tutti in gamba, lo stai dichiarando tu, quindi, volendo ricollocarli e provando a farlo al massimo dello sforzo diciamo che per sei mesi li teniamo, mentre ci lavoriamo su e vediamo come inserirli nelle nostre strategie.

1.700 persone, per 5.000 dollari, per 6 mesi: sono 51.000.000 di dollari di investimento a fronte di 2 miliardi di dollari ricevuti.

Vale la pena o no provare a vedere quanti ne riusciamo a riallocare per davvero? Se non lo fai non sei un imprenditore illuminato, sei un finanziere senza scrupoli a cui non frega nulla delle sue persone.

Tu non l’hai fatto, hai guardato esclusivamente l’opportunità finanziaria che ti si presenta, in quanto, non avendo strutture proprietarie da gestire ti puoi facilmente liberare delle persone, mettendola ancora una volta nel cu.o, dove la lettera tra la u e la o non è b, agli hotel e pensioni vere.

E su questo posso accettare insulti, ma non mi muovo da qui.

Cosa fa un imprenditore?

Un imprenditore che ha investito tanto sulle sue persone e sulla sua azienda, si fa il cervello a fette per cercare di non perderle nei momenti di crisi, perché se si perdono i talenti, con cosa si produce?

Anche in questo momento di crisi terribile ci sono dei casi virtuosi. Ne vuoi vedere uno? Leggi uno dei tanti articoli sul caso Mannarino cliccando qui

Mannarino è una macelleria con cucina a Milano, pesantemente colpita dal lock down, si è re inventata, ha trasformato i camerieri in sala in addetti alle consegne, ha garantito l’occupazione, le persone si sono adattate e ha sviluppato business, un business che manterrà.

Questo non è un caso isolato. Io ho molti miei clienti che hanno rivisto i loro modelli di business, hanno formato le persone, si sono re inventate e si stanno re inventando. Io stesso lo sto facendo, assumendo chi è in grado di darmi certe competenze che non ho, ma che ora, con i nuovi paradigmi che si stanno creando, mi servono assolutamente.

Tutti gli imprenditori con cui ho a che fare io sanno che se perdono le competenze non riusciranno a ripartire.

Se faccio divani e lascio a casa i tappezzieri o se faccio particolari meccanici di precisione e lascio a casa i fresatori solo perché è facile farlo perché in questo momento sono in crisi di ordini come farò dopo?

Ho citato le attività di due miei clienti, ma ce ne sono a centinaia in queste settimane con cui mi sono confrontato che hanno un’unica preoccupazione: come faccio a tenere duro per non perdere i miei collaboratori e le competenze che loro hanno?

Se sei un finanziere questi problemi non te li fai, le persone le licenzi con una mail e gli azionisti saranno contenti.

La responsabilità sociale dell’imprenditore

Tutte le aziende nascono per fare profitti e l’imprenditore vuole fare utili. Non siamo delle onlus, questo dev’essere chiaro a tutti.

Se serve prendere decisioni drastiche vanno prese.

Se cambia il mio business e cambiano le competenze necessarie devo provare a fare tutto quello che è in mio potere per provare a riconvertire le persone e se non ci riesco devo prendere scelte dolorose, questo è palese, ineccepibile.

Ma mai a cuor leggero, noi abbiamo una responsabilità sociale nei confronti del territorio in cui siamo inseriti, delle persone che lavorano con noi e delle loro famiglie.

Non possiamo sbarazzarcene così semplicemente perché abbiamo sbagliato i conti, perché finanziariamente ci conviene, non dopo appena 30 giorni dall’inizio della crisi. Farlo, e farlo in questo modo, non significa essere lungimiranti, significa essere squali ipocriti che cercano di mascherarsi da lungimiranti operatori del sociale. Vergogna.

Brian: sei un ipocrita

Certo, questa è una bellissima operazione di manipolazione: fare sentire in colpa quelli che sono rimasti rispetto agli eroi che hai ucciso tenendoli buoni mentre li mandi via.

Certo, negli U.S.A. dove il wellfare non è esattamente quello che abbiamo noi è una grande operazione.

Un’operazione che serve anche a creare consensi per quando la renderai operativa in Europa per cercare di evitare una class action o delle rivendicazioni sindacali o per sederti a un tavolo di trattativa perché stai cercando di eludere le regole che a te non piacciono.

E se ci riuscirai a farla in modo indolore in Europa e soprattutto in Italia, scommettiamo che le persone che lascerai a casa si scoprirà che magari non erano dipendenti ma partite iva o collaborazioni esterne? Lo so che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Certo, questa tua mail probabilmente entrerà negli annali dei corsi di studio per H.R. come esempio di dose massiccia di vaselina con sorriso inoculata ai malcapitati martiri sull’altare del profitto a tutti i costi.

Ci sarà una pletora di rampanti H.R. manager che se la studieranno per poter provare a salire anche loro agli altari mentre licenziano in modo etico e commovente. Ma vaffanculo Brian.

No Brian per me non sei un eroe, sei uno squalo che mi ricorda una vecchia esperienza che ho vissuto personalmente: inizi anni 80, lavoravo all’Olivetti, un gioiello, finita in mano a Carlo De Benedetti non un imprenditore ma un finanziere che ha fatto semplicemente il suo lavoro: fare profitti, quello che fa un finanziere, che è una cosa completamente diversa da quello che fa un imprenditore.

L’Olivetti è stata rapidamente smembrata, i gioielli migliori, il centro ricerca e sviluppo svenduti e in pochi anni è fallita, distruggendo un territorio e un ecosistema che per decenni aveva vissuto e prosperato grazie alla forza e alla lungimiranza di imprenditori veri, che fanno sbagli, che fanno stupidaggini , ma che sanno che un imprenditore fa quello che fa per lasciare un segno per se stesso e per il mondo in cui vive e non solo per il suo portafoglio.

Brian: non mi freghi mascherina.

Il mantra di questo post è: fareimpresaèunamissionechevaoltrealprofitto

Per oggi è tutto.

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