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Non so se capita anche a voi.

Quando sentite un concetto, un principio o un pensiero che vi suona familiare, in automatico dite o pensate: “Sì, questo lo so”, magari anche anticipando il finale dell’interlocutore e cercando di non passare da sprovveduti soprattutto con voi stessi.

E magari vi capita anche di accorgervi che lo stesso concetto, principio o pensiero, che con sicumera pensavate facessero parte di voi,  non li avete considerati quando sarebbe stato comodo riconoscerli e trasformarli in azione.

Se vi è capita sappiate che non siete i soli.

Si tratta dell’illusione della conoscenza.

In realtà la conoscenza è fatta da più livelli di profondità. Per farla entrare nella carne bisogna sperimentarla il più possibile.

Più sperimentiamo, più la conoscenza si fissa e si amplia, più la conoscenza si fissa e si amplia più la trasformiamo in competenza: vale a dire saper fare bene qualcosa e trasformare la conoscenza in azioni efficaci.

“Scio me ne scire” è una frase che era solito ripetere Socrate: “So di non sapere”.

Queste quattro parole non hanno come scopo quello di ammettere la propria ignoranza (difficile comunque trovare arroganza e intelligenza insieme) ma raccontano del giusto atteggiamento del discepolo, di colui che sta imparando.

Assorbire concetti per poi sperimentarli, allenarli e farsi trovare pronti quando servono nell’azione che conta chiudendo un circolo virtuoso.

Allenare i muscoli della gestione, della risoluzione dei problemi, della creatività, dell’analisi e saperne usare gli strumenti come fossero bilancieri e panche.

L’esercizio è forse più importante della scoperta di un concetto nuovo in sé, se non ci alleniamo a riconoscerlo e a introdurlo nelle azioni che stiamo facendo non sapremo mai farne tesoro.

E’ un po’ come capire la matematica ma non fare mai esercizi.

Non credo che al momento dell’esame saremo pronti.

L’esercizio è il migliore dei maestri.

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